Preoccupati
dell'ascesa
genovese, i pisani
le contesero la
Sardegna e la
Corsica, mentre
Venezia perseguì
anzitutto una
politica di
allargamento verso
oriente. Alcune
inevitabili contese
interne, tuttavia,
resero necessaria
dapprima la
creazione di una
figura autoritaria
quale il podestà
(1191), e le contese
fra comune e
feudatari,
successivamente, a
loro volta
produssero la
nascita di fazioni
contrapposte,
d'ispirazione guelfa
e ghibellina. I
guelfi - come
riferito a proposito
della famiglia
Fieschi - prevalsero
durante il regno di
Federico II,
alleandosi con
Venezia e appunto
con papa Innocenzo
IV Fieschi (1245).
La borghesia tornò
viceversa in auge
nel 1257 con
Guglielmo Boccanegra,
ferocemente avverso
ai Fieschi, ai
Grimaldi, ai Doria
ed agli Spinola.
Breve titanica
vicenda, peraltro,
la sua, terminata
con l'abbattimento
del 1262.
Nel frattempo, il
crollo traumatico
degli stati
cristiani in Siria
produsse nuove
guerre contro
Venezia, culminate
per Genova nella
sconfitta di
Settepozzi, che
indusse ad una
tregua. Sconfitta in
qualche modo
ripagata da nuovi
successi sul
Mediterraneo e dalla
poderosa vittoria
navale su Pisa alla
Meloria (6 agosto
1284), che
fortificarono la
diarchia ghibellina
dei Doria e degli
Spinola, al potere
dal 1270.
Nel 1311 Genova
accolse l'imperatore
Arrigo VII, ma sette
anni più tardi la
parte guelfa
capitanata dai
Fieschi e dai
Grimaldi realizzò un
nuovo golpe col
sostegno di Roberto
re di Napoli. Tutte
queste alterne e
tormentate vicende
sfociarono nel
dogato a vita di
Simon Boccanegra
(1339), sostenuto
anche dalle rivolte
antifiscali
dell'antichissima
corporazione dei
macellai - il dogato
popolare, che
escluderà sempre i
Fieschi dal potere,
resisterà sino al
1528 - .
Nel 1353 la
sconfitta di Alghero
per mano di Venezia
alleata agli
Aragonesi indusse la
città a darsi in
signoria a Giovanni
Visconti di Milano e
a cedere la Sardegna
agli Aragonesi
stessi. Tre anni
dopo, salì al potere
un nuovo governo
popolare ma le
continue crisi
internazionali e la
rivalità con Venezia
stremarono la
potenza e le casse
cittadine, tanto che
ben presto Genova
ricadde in mano dei
francesi e quindi,
nuovamente, dei
Visconti. |